No, R. non è morta. Bene. I cento anni si avvicinano di un giorno in più. Un giorno alla volta.
-Come ti senti oggi? Un po’ meglio?
-Mah…
-Come stai?
-Sto a letto.
Anche se è senza voce, anche se ancora ha la tosse, anche se persiste qualche linea di febbre, non perde la voglia di fare la simpatica.
-Vedo che sei a letto. Ma come ti senti?
R. bisbiglia qualcosa che non capisco. Mi avvicino. La laringite l’ha privata di quel filo di voce che ancora possedeva.
-Sono stanca.
-Hai avuto la febbre, ti stanno dando l’antibiotico, ti fanno le flebo, certo che sei stanca.
-E allora adesso mi porti al camposanto?
-No. Non posso portarti viva al camposanto. Prima devi morire. La successione è questa, non c’è niente da fare. Tu muori, dopodichè ti portiamo al camposanto.
-E quando muoio?
-Non lo so; siamo tutti nelle mani di Dio.
Dopo queste mie ultime parole, R. cerca di farsi il segno della croce. Ma non riesce ad alzare il braccio. L’aiuto a completarlo. La sento bisbigliare: -E liberaci dal male.
Ha gli occhi chiusi. La lascio riposare.


toccante, la conversazione che avete avuto.