Pubblicato su Piemonte Mese - Maggio 2007
DA UNA STANZA TUTTA PER SÉ… A UNA VILLA TUTTA PER NOI!
L’ESPERIENZA DI RETECULTURALEVIRGINIA E DI VILLA5
La sorella di Shakespeare si chiamava (forse) Judith, era una ragazza eccezionalmente dotata e possedeva lo stesso desiderio di studiare ed imparare del fratello. Purtroppo non aveva avuto la possibilità di accedere ad alcuna forma di istruzione ma ogni tanto riusciva a ritagliarsi un po’ di tempo e, di nascosto dai genitori che la richiamavano ai suoi doveri di casa, leggeva qualche pagina di un libro che il suo più fortunato congiunto aveva la gentilezza di prestarle.
Mentre William prendeva la strada per Londra, dove l’aspettavano onori e successo, Judith veniva promessa in sposa ad un mercante di lane. Dal momento che fra le pareti domestiche il suo talento e la sua immaginazione non potevano trovare una forma di realizzazione, decise anche lei di partire e andare a cercare la sua fortuna nella capitale. Ma la sua avventura, ahimé, finì male e, dopo innumerevoli e degradanti peripezie, pose fine alla sua breve vita dandosi la morte una notte d’inverno.
Nel suo saggio del 1929 Una stanza tutta per sé, Virginia Woolf ci racconta che in questo modo, più o meno, sarebbero andate le cose al tempo di Shakespeare, se una donna avesse avuto il suo genio. La straordinaria figura della sorella di Shakespeare è un’invenzione della grande scrittrice inglese ed è diventata per il femminismo il paradigma delle potenzialità delle donne, artistiche e professionali, mortificate e frustrate. Anche se era una poetessa meravigliosa, Judith non riuscì a scrivere nemmeno una parola. “Ma lei vive”, ci dice Woolf al termine del saggio, “perché i grandi poeti non muoiono… hanno solo bisogno di un’opportunità per tornare tra noi in carne ed ossa… io sostengo che lei verrà, se lavoreremo per lei, e che lavorare così, pur nella miseria e nell’oscurità, vale la pena”.
Per fortuna dai tempi in cui Virginia Woolf scriveva questo accorato appello molte cose sono cambiate e ancor più se le raffrontiamo con l’epoca elisabettiana! Ma è innegabile che ancora oggi, nel campo dell’arte, esistono energie nascoste, abilità non visibili, competenze e talenti che non riescono a mettersi in mostra.
Da questa consapevolezza è nato nel 2004 il progetto Virginia, fortemente voluto dalla Consigliera di parità della Provincia di Torino, Laura Cima. Uno degli strumenti per raggiungere l’obiettivo di valorizzare i modi, le relazioni e le scelte dell’essere donna ed artista, e per raccontare percorsi di ricerca e di vita, è il Portale Rete Culturale Virginia. Pittrici, scultrici, scrittrici, musiciste, scenografe, attrici, fotografe, drammaturghe, hanno la possibilità di inserire il proprio curriculum e di allestire un mini-sito sul catalogo on-line del Portale continuando ad arricchirlo con testi, fotografie delle proprie opere, filmati, registrazioni audio.
A qualche mese dall’avvio del progetto le iscritte al Portale si contavano già a decine. Durante l’estate del 2004 il comitato artistico ne selezionava 27 per dare vita, dopo una serie di incontri, laboratori e seminari, allo spettacolo “Matte d’arte”, costruito sull’intreccio e l’interazione tra le varie arti. Le registe individuavano in Villa5 il palcoscenico e l’ambientazione ideale per la performance. Villa5 è uno degli edifici dell’ex ospedale psichiatrico situati nel Parco della Certosa di Collegno (ora Parco Generale dalla Chiesa) che il Comune sta ristrutturando e riportando a funzioni civili, con l’aiuto di associazioni ed istituzioni, per trasformare i luoghi del disagio mentale e della costrizione in luoghi di libertà d’espressione e costruzione sociale.
L’esperienza è continuata nel 2005 con “L’altra faccia dell’America”, una rassegna di concerti, workshop, eventi multimediali, tavole rotonde sul senso dell’impegno artistico delle donne e quale responsabilità si assumono nel costruire percorsi di cambiamento sociale. Artiste delle più varie discipline, provenienti anche da realtà etniche e geografiche molto diverse fra loro, si sono messe al lavoro insieme per produrre un nuovo spettacolo, “USA in/out”.
L’esperienza del lavoro comune ha stimolato ancor più nelle artiste la voglia di sperimentarsi, incontrarsi e creare, portandole a feconde collaborazioni anche individuali.
Le idee e le progettualità sono continuate a fiorire fino alla fondazione, avvenuta nel 2006, dell’Associazione Culturale Villa5, Casa dell’Arte delle Donne.
Finalità dell’associazione sono la valorizzazione e la diffusione delle produzioni artistiche delle donne, la promozione della creatività femminile, la sperimentazione di intrecci fra linguaggi, la ricerca di nuove forme di economia dell’arte e di nuovi modelli organizzativi che rendano sostenibile alle donne la produzione-diffusione dei prodotti artistici. Inoltre, l’associazione vuole spronare le Istituzioni e gli Enti a sviluppare politiche che favoriscano la partecipazione e il pieno inserimento delle donne nei settori della cultura e dell’arte.
Si è ripartite quindi con nuovo slancio e un nuovo progetto: “Approdi, cantieri dell’arte delle donne”, una serie di appuntamenti tutti al femminile. Tra gli altri, incontri con Patrizia Cavalli, Jasmina Tesanovic, Laura Pariani. E per arte come impegno civile, la mostra della fotografa Pia Ranzato “Un coraggioso faticare avanti. Donne per i diritti”, un viaggio geopolitico nel mondo delle lotte delle donne per i propri diritti, realizzata in collaborazione con la Commissione Pari Opportunità della Regione Piemonte, per i vent’anni della Commissione.
Nel gennaio 2007, con la presentazione dello spettacolo “Lune Storte”, un lavoro corale che ha coinvolto registe, attrici, musiciste e operatrici dell’ex-ospedale psichiatrico, si è conclusa la programmazione dell’anno. Il cartellone per la prossima stagione è già in fase di ideazione.
Ho avuto la fortuna e l’onore di partecipare come scrittrice alle iniziative descritte ed è stata un’esperienza straordinaria che mi ha arricchito moltissimo, a livello artistico e umano. Lavorare per Judith, alla luce del sole e non più nell’oscurità, è un impegno importante ed imprescindibile. Le poesie che non ha potuto scrivere verranno scritte dalle sue sorelle più giovani. Tutti e tutte abbiamo la responsabilità di offrire loro questa opportunità.

