Pubblicato su Piemonte Mese – Aprile 2008
Svoboda Orchestra: da Torino alle piramidi, dal Manzanarre al Reno, e ancora più in là…
Nel loro sito internet campeggia un’insegna con scritto: Musica senza frontiere. E nella home page viene messa in risalto la definizione di “un ensemble specializzato nel recuperare tradizione e folk viaggiando dal Manzanarre al Reno, e ancora più in là verso i Balcani, su di una trascinante e coinvolgente carovana targata world music …”. Stiamo parlando della Svoboda Orchestra (in slavo svoboda significa libertà), un gruppo di ottimi musicisti torinesi che attinge alle radici caleidoscopiche della musica popolare e le rivisita senza soggezione e con gran divertimento, per loro stessi e per gli ascoltatori. Il loro ultimo concerto, che si è tenuto all’inizio di febbraio nella prestigiosa cornice del Piccolo Regio di Torino, è stato una delizia non solo per gli orecchi, ma per tutto il corpo, perché la loro è una musica che “prende” e porta il pubblico ad una partecipazione da grande festa. Ad un certo punto, i bambini presenti non hanno più resistito e si sono messi a ballare come indiavolati sotto il palco.
Ho incontrato Stefania Cammarata, cantante della Svoboda Orchestra, per farle alcune domande.
- Quando e come è nato il gruppo, e su quali linee guida e sensibilità vi siete incontrati?
Il gruppo è nato circa 10 anni fa dall’idea di alcuni amici, musicisti e non, da sempre con la passione e la curiosità per la musica nelle sue espressioni più ampie. Alcuni componenti del nucleo iniziale erano anche membri di un gruppo jazz d’avanguardia – lo Stick and String Quartet – che, dopo l’inserimento della voce, è poi andato a confluire ed ad ampliare l’orchestra. Negli anni sono entrati e usciti vari elementi: violini, viole, trombe, tromboni, pianoforte e fisarmonica, e il nostro sogno è che Svoboda resti un’orchestra aperta ai cambiamenti e alla sperimentazione. Chi entra in Svoboda sente subito un approccio alla musica poco accademico ma attento a valorizzare le potenzialità, i sentimenti e le esperienze di ogni singolo elemento. Nel gruppo ci sono persone provenienti dalla musica classica e da quella d’avanguardia, dal jazz e dal folk, e che lentamente, grazie alla “scuola di formazione Svoboda”, hanno iniziato ad avvicinarsi e a conoscere nuovi generi di varia provenienza, scoprendo punti di contatto e similitudini anche fra tradizioni musicali apparentemente molto distanti fra loro.
- Come definite la vostra musica?
Questa domanda, per quanto semplice e ovvia, ci mette sempre in crisi. Non amiamo definirci sotto un unico genere, anche se forse quello di world music è senz’altro il più adatto ad includere le molteplici fonti da cui attingiamo. Amiamo dire che facciamo la musica che ci piace e che cerchiamo di suonarla con il cuore. Alla fine dei concerti anche chi non ci conosce capisce che fra di noi c’è amicizia, complicità, affiatamento, e questo lo si avverte anche da come proponiamo i brani, indipendentemente dal fatto che siano nostri oppure della tradizione rom, di quella klezmer, dei balcani, mediterranea o di qualsiasi altra zona del pianeta. Sicuramente non proponiamo generi musicali in modo “ortodosso” ovvero secondo i canoni delle culture da cui sono stati tratti. Semplicemente ci ispiriamo ad alcuni brani di tradizioni che sentiamo vicine per similitudine di strumenti, per lo spirito da festa che riescono a riprodurre, per la ricchezza che le diverse lingue offrono e che per la voce rappresentano mille diversi strumenti da suonare. Il klezmer ad esempio, termine che in ebraico vuol dire semplicemente strumento musicale, è la musica tradizionale degli ebrei dell’Europa orientale, le cui canzoni sono cantate in lingua yiddish e raccontano episodi della vita degli zhtetl, i villaggi in cui vivevano. Oppure le musiche dei vari gruppi rom che, presenti in molti paesi europei, hanno assimilato e riprodotto ritmi, melodie ed armonie che fanno della cultura musicale rom, insieme a quella balcanica e a quella ebraica, un patrimonio inestimabile a cui attingere ed ispirarsi. Non parliamo poi delle tradizioni mediterranee – arabe e latine – ed orientali – vicine ed estreme – che ancora molto possono offrirci.
- Il vostro repertorio spazia da rifacimenti di classici folk, europei e non, a componimenti originali. Come avviene la scelta dei brani da eseguire?
La scelta solitamente viene fatta attraverso la proposta di brani ascoltati che hanno catturato l’attenzione di qualcuno di noi che ci ha visto una possibile rilettura Svoboda, oppure appositamente confezionati dai nostri compositori-arrangiatori (violinista e bassista). Io personalmente ho chiesto di cantare in più lingue possibili, quasi mai in italiano o in dialetti, salvo eccezioni, in quanto ritengo ogni lingua straniera un diverso strumento cui la voce può dare interpretazioni e sonorità differenti.
- Questo significa che la tradizione folk italiana viene un po’ trascurata?
Senza nulla togliere al nostro paese, alcune sonorità ci piacciono più di altre, semplicemente. La tradizione folk italiana è molto bella e ricca, ma con la musica vogliamo portare noi e gli ascoltatori in un viaggio intorno al mondo, amalgamando note, lingue, strumenti, ritmi e melodie, e facendo della mescolanza e delle contaminazioni fra i generi una delle nostre caratteristiche.
- La formazione è sempre uguale o cambia ed è aperta a contributi esterni?
La formazione consta di un nucleo stabile di 7 elementi che possono incrementare, come è successo per il Regio, grazie a collaborazioni con musicisti esterni – che però hanno in qualche modo sposato il progetto Svoboda – ma anche diminuire nel caso in cui manchi qualcuno di noi oppure lo spazio o la situazione lo richieda.
- Avete inciso dei dischi? Dove si possono trovare?
Abbiamo inciso un unico disco nel 2002 in seguito alla vittoria del concorso musicale “Ivrea in Musica”. Le copie sono esaurite e abbiamo intenzione di incidere al più presto qualcosa di nuovo che ci rappresenti per quello che siamo oggi: una formazione leggermente diversa, più matura e con un repertorio più vasto.
- Oltre che essere una vocalist da brividi, durante il concerto ti comporti come una vera mattatrice; presenti i brani, i musicisti e gli strumenti musicali…
Rigorosamente in ordine alfabetico oggi la famiglia Svoboda è composta da Gian Paolo Cabutto alla chitarra e voce; Stefania Cammarata alla voce; Nico Casassa Vigna al violino e occasionalmente alla viola; Laura Culver al violoncello, e talvolta ai sax soprano e contralto; Gianni Daniello alla batteria e alle percussioni; Roberto Freggiaro al basso; Alessandra Osella al piano e alla fisarmonica; Sergio Zaccardelli al sax soprano e al clarinetto. Hanno collaborato con noi al Piccolo Regio Teodor Catarama al clarinetto e Andrea Verza alla tromba e al flicorno.
- Prossimi concerti da segnalare ai lettori di Piemonte Mese?
Al momento non abbiamo date, ma consigliamo a tutti di visitare i nostri siti: www.svoboda.it e www.myspace.com/svobodaorchestra e di iscriversi alla mailing list per ricevere gli aggiornamenti sui nostri concerti.




