POESIE PER L’UTERO
Adesso la carne si dispone in modo diverso. Sono una nube congelata attorno a un oggetto centrale, in forma di pera, duro e reale più di me stessa e che riluce di rosso entro il suo diafano involucro. Dentro c’è uno spazio, vasto quanto il cielo di notte e altrettanto buio e ricurvo, sebbene rosso-nero più che nero. Puntini di luce si espandono, scintillano, scoppiano e avvizziscono all’interno, in numeri come stelle. Ogni mese c’è una luna gigantesca, rotonda, pesante, un presagio. Transita, sosta, prosegue, scompare alla vista, e vedo lo scoramento venirmi incontro come una carestia. Sentirsi così vuota, daccapo, daccapo. Ascolto il mio cuore, onda su onda, onde salate e rosse, che segnano il tempo.
Margaret Atwood, Il racconto dell’Ancella
UTERO = vc. dotta, lat. uteru(m): di origine indoeur. (?). Organo cavo mediano dell’apparato genitale femminile, posto nel piccolo bacino, destinato ad accogliere l’uovo fecondato e a sostenere lo sviluppo del germe.
Quarant’anni
Che età ridicola, quarant’anni, per una donna!
Perdo l’orizzonte che fino a ieri
chiudevo fra braccia aperte
e mi ritrovo senza legami
alla deriva nell’oceano dell’Isteria.
Il potere dell’Utero
si impadronisce della mia Vita e la soffoca.
Nella mia mente non c’è posto
che per questo organo cavo,
mediano, corpo scavato di tubo,
bilancia della mia esistenza
sballottata da un’isola all’altra.
Ferma la barra! Avanti a tutta dritta!
Sempre verso la giustizia!
Dei sette sorrisi uno solo è rimasto:
è il sorriso misto dell’incavo miomico,
il sorriso muscolare che fa schizzare fuori i denti,
il palpebrale velo che nasconde la Vita.
Sporca
La cucina tutta sporca
la confusione nella testa
un pesce senza testa
accoltellato nel lavandino
tutto sporco dappertutto
il sangue bianco e rosso
del pesce cola giù dalle piastrelle.
Gli ormoni sporcano ogni cosa.
Il pesce finisce nella pattumiera,
attirerà tutti i gatti randagi.
Non ci sono abituata
mi sembra di non essere mai stata così sporca.
Ormoni
Quando gli Ormoni non funzionano
o in qualche modo
il disco ormonale si è inceppato
e gira a vuoto e ripete
sempre la stessa mezza strofa
per quaranta giorni
l’Utero continua a gocciolare
la sua acqua sporca
rossa, nera, marrone, verdastra,
violacea, senza odore, nerastra.
No, un odore ce l’ha.
Un fetore di ferrovecchio
abbandonato in cantina.
Cerco di rimetterli in sesto.
Somministro Dufaston, Lutenil, Metrolin,
ma come vipere si ribellano lo stesso.
A quanto pare
tutta la mia vita dipende da loro:
felicità e infelicità
malinconie e tristezze
difficoltà ad andare di corpo
e sudorazione eccessiva.
Forse sarebbe meglio non contrariarli,
gli Ormoni.
Meglio non mettergli i bastoni tra le ruote.
Ma che ho fatto mai?
Ho solo cercato di fare andare avanti
il disco che si era incantato!
Ho solo spinto la puntina!
Mi sembra che si siano infuriati ancora di più.
Con il loro colaticcio nerastro
mi buttano nella disperazione.
A volte gli dico: vaffanculo.
A volte li ignoro.
Nel cervello c’è un semaforo impazzito
che manda ordini sconnessi
alt – avanti – alt – avanti – avanti – alt
e crea incidenti ad ogni incrocio.
Crash crash crash crash crash
frenate accelerate sgommate
rumore di vetri rotti crash crash
verde a destra, verde a sinistra,
nessuna alternanza, crash crash.
Ad ogni svolta pericolo di morte.
C’è qualcuno che sappia riparare questi semafori?
Il mio piccolo Utero, poveretto,
è soltanto una vittima,
anche se poteva starsene tranquillo
e non creare quei sei o sette Fibromi
che mi intasano il flusso
e poi lo rilasciano ad andamento torrentizio.
Nessuno al mondo riesce a mettere in riga
questi Ormoni ribelli?
Forse quel medicuccio con la maglietta sbiadita
che mi ha fatto alzare la Lingua
a livelli strabilianti?
Mi accarezzavo l’Epiglottide
con una contorsione
che mi ha sbrindellato il frenulo.
Isteroscopia
Si è trattato di un Esame tragico,
ci mancava solo che mi legassero al lettino.
Mi sorprendo a farmi delle grandi domande.
Chi sono?
A che cosa serve la mia vita?
Ha un senso possedere un Utero e non usarlo?
Dobbiamo utilizzare tutti i nostri Organi oppure no?
E la Vita che deve continuare?
Chi la deve fornire?
Io, la sto fornendo al mondo?
E in che modo?
A che cosa è servito il mio Utero?
Oltre a misurare la mia pazienza.
Che cosa è, per me?
Paradossalmente gli voglio più bene che mai.
Lo vedo, triste, trattato come un pezzo di carne di manzo,
un pezzo di lesso, grigio, triste, mogio,
che canta una nostalgica canzone.
Un fado struggente.
Potrei anche incaponirmi e decidere che si deve auto-guarire.
Mi fa pena e m’ispira una gran tenerezza.



L’idea delle Poesie dedicate all’utero è geniale. “Quarant’anni” è molto musicale,mi piace la ritmica.
La frase “A che cosa è servito il mio utero?oltre a misurare la pazienza”è geniale.
se ti va di leggere qualche mia poesia (ne ho scritte poche) mi farebbe piacere l’opinione di una persona competente.
Ciao!