Vulnus
Qual è il punto più vulnerabile
di un uomo?
VULNUS
È già nella parola
la ferita
apertura della carne
dove il corpo comunica
con l’esterno.
Il Buco del Culo
oppure la Bocca
o gli Occhi
o il Naso
oppure ogni Poro della Pelle.
Ma io dico:
l’Ombelico.
Il punto più vulnerabile
è nella Pancia.
Qual è il punto più vulnerabile
di una donna?
VULNUS
È già nella parola
la Figa
la paura della ferocia
verso la sua Figa.
Non ci sono altre Aperture
né altre Feritoie
in questo Castello
Altare
Castello-Altare.
Il Corpo è un Tempio
profanato dalla Paura.
Fructus ventriis tuiis amen
La mamma se l’è fatto togliere. Finalmente.
Ha preso la sua decisione e in quattro e quattr’otto se l’è fatto levare e l’hanno gettato nell’inceneritore.
Con quello ha fatto Figli e Figlie e forse anche qualcos’altro che ricordo vagamente come un Bagno di Sangue in un pomeriggio d’estate.
Sono stata con lei una settimana, per la convalescenza. Non le lasciavo sollevare nemmeno la pentola piena d’acqua per la pasta.
Lei che è abituata a fare tutto da sola, se ne sta buona buona perché vuole guarire benissimo e tornare a fare tutte le camallate che faceva prima o quasi.
Il 26 del prossimo mese compie settantaquattro anni.
Io ascolto le grandi foglie del fico cadere accartocciate, seduta sul balcone, nel sole tiepido di novembre.
Per dieci anni almeno il suo ginecologo l’ha soccorsa con un anello di gomma dura, sistemato sul fondo della Vagina, che le reggeva l’Utero bene in alto, proprio al suo posto.
Ma questa soluzione ormai non aveva futuro e prima o poi sarebbe caduto tutto giù in un bel prolasso catastrofico.
Quindi mia mamma, che è una donna coraggiosa, ha deciso e se l’è fatto tagliare via.
Il chirurgo le ha fatto un bel ricamo e fra sei mesi correrà di nuovo come una leprotta a primavera. Fra sei mesi sarà primavera, comunque, e lei di nuovo sarà nella vigna a torcere e scarducciare. Indosserà quelle scarpe vecchie, le polacchine di camoscio che le ho passato dopo averle usate per un bel po’ di anni. Dice che sono comodissime.
In ogni caso, adesso è prematuro parlare di queste cose.
Ora deve solo pensare a mettere al sicuro il suo Ricamo Vaginale.
Far attecchire bene la cuspide e assicurare i tiranti e i tendini. Adeguare la Vescica e adattare l’umore alla mancanza del suo Utero.
Non credo ne senta poi molto la mancanza. Il suo Utero ha fatto ben più del proprio dovere.
Se n’è distaccata senza rimpianti e senza rammarico.
È bello buttare una cosa che abbiamo utilizzato fino in fondo. Non si poteva spremergli altro.
Certo, se rimaneva al suo posto era un’altra storia.
Ma la bestia cadeva e cadeva, tirata giù inesorabilmente dall’attrazione terrestre.
Non poteva più essere il Timone della sua esistenza, la Barra gravitazionale, il Faro direzionale.
Meglio disfarsene, allora.
Meglio cercare altre Stelle Polari.
Utero di Amica
Ho incontrato Faustina. Mi ha detto che da due mesi è a casa in mutua perché le hanno fatto l’Isterectomia. Doveva semplicemente togliere lo schifoso peduncoletto, il funghetto, il polipetto. Ecco, le fanno il raschiamento (una parola da vomito) e poi le viene la febbre e un’infezione che non c’è niente da fare e zac! Le strappano via l’Utero e i suoi fibromi e tutti i polipi, le idre, gli alien, i cavallucci marini e tutta quanta l’altra fauna da barriera corallina. Via! Nell’inceneritore! Chissenefrega! Non ti serviva a niente, no? Hai quasi cinquant’anni o no?
Quante storie per un inutile Pezzo di Carne!
Insomma, da due o tre giorni penso e ripenso al mio povero Tubo, muscoletto inerme e innocente, la mia propaggine vitale, la mia sacca della vita e della morte, gli voglio un bene terribile e sono preoccupata e spero e penso che nessuno deve metterci addosso le sue manacce, anche se inguantate, men che meno un orbo fanatico.
L’esame dentro l’Utero, l’Isteroscopia (ci entrano dentro attraverso il suo collo e orifizio con una cannetta che ha delle fibre ottiche dentro e ti esplorano fino in fondo, fino in gola, che se avessi un polipo in gola te lo scoverebbero) me l’ha fatto un ometto sui cinquanta, capelli neri e grigi e faccia da veterinario. A quanto dicono è un esperto nel campo delle Decorazioni Vaginali. Ha dichiarato che era meglio farla finita e spazzare via tutto e buttare questo mio Utero schifoso nell’immondizia. Mentre parlava, il suo occhio destro se ne restava aperto, spalancato e fisso, e anche strabico: costui era insomma un Guercio della malora (diciamolo, e vaffanculo) che guardando dentro il mio Utero, chissà, forse riusciva a scorgere la Milza.
Non voglio che quell’Orbo disgraziato mi metta di nuovo le mani addosso.
Lo so, non è per niente corretto che io parli in questo modo di una menomazione che può essersi procurato chissà come e chissà dove, povero animale sfortunato; una cosa di cui non ha nessuna responsabilità. Non sono mai stata una fanatica, oscuro avanzo del medioevo, che vede nelle menomazioni fisiche una Colpa dell’Anima.
Ma ho sempre avuto la tentazione esserlo.


