Mary si annoia in modo terribile e le sembra proprio strano che la stessa cosa non succeda a tutti. Per esempio, i suoi genitori lavorano, guardano la televisione, passeggiano per le vie del centro e non si lamentano della noia. Non solo, pensano che anche lei dovrebbe avere degli amici, andare al cinema e divertirsi. Le ripetono che la sua è l’età più bella della vita, che è un peccato rimanere chiusa in casa, nella propria camera, attaccata al computer. Mary li lascia parlare, fa sì con la testa e le frasi scorrono via senza lasciare segno. Adesso che non c’è più il problema della scuola, è diventata ancora più sorda ai loro discorsi. Si è diplomata a luglio con il minimo dei voti, non ha studiato e per tutto l’anno ha fatto ben poco. Ma le cose sarebbero andate diversamente, se avesse incontrato altri professori, in un’altra scuola, in un altro ambiente. Sostiene che l’hanno presa di mira e non l’hanno più lasciata in pace. Tutti ce l’avevano con lei e si divertivano a tormentarla. Adesso vive isolata in una stanza, interessata solo suo al pc, alla sua musica, alle riviste e ai fumetti. Dorme e si annoia. A volte scrive piccole poesie, o dei microracconti, e li mette nel suo blog.
La cosa che ama di più è parlare con i suoi amici Lenny e Solo. Si incontrano in una chat che si chiama D.o.t.s., Desert of the soul. Le piace il suono tremendo che queste parole le fanno riecheggiare dentro, perché Mary sente che la sua anima è deserta e ricolma di sabbia bruciata. Quando si trova in linea con loro, la noia e l’angoscia svaniscono e tutto le sembra improvvisamente vivo e normale, una sensazione molto strana, come se vivere potesse ancora essere piacevole. C’è stato un tempo in cui la vita le sembrava perfetta e ne ha un ricordo struggente su cui non ama soffermarsi.
Mary sta a Milano e non sa dove abitino i suoi compagni, e non le importa. È convinta che siano i suoi migliori amici, anche se non li ha mai visti e ci ha parlato soltanto da un pc. Tra alcuni giorni o alcune settimane si incontreranno, ancora non hanno stabilito in quale luogo. Pensa che sia un bene che non si conoscano di persona, perché è convinta che quando ci si vede inevitabilmente si è portati a giudicare e si rimane influenzati da tante cose, l’aspetto, l’accento, la faccia, i vestiti. Invece lei non vuole essere influenzata da niente. Vuole leggere le parole sullo schermo e comunicare in modo completamente libero. Che le importa dove vivono e che scuola frequentano e come sono fatti e che cosa indossano? Le idee sono importanti, e loro tre si scambiano idee e basta. Nient’altro, nessuna di quelle cose che non servono e di cui la gente ama circondarsi.
Lenny è ai ferri corti con i suoi genitori e in questi ultimi tempi parla solo di come potrebbe ammazzarli. Ma è uno scherzo. Tutti e tre pensano che quei ragazzi di Novi Ligure siano dei cretini e dei pazzi, e che dovrebbero lasciarli morire e marcire in galera. Non ne hanno nessuna pietà, anche perché erano pieni di droga e quello che loro tre odiano più di tutto è la droga. Lenny vive di fantasie innocenti, Mary e Solo ne sono convinti. Chi non ha mai pensato ad ammazzare i genitori, almeno una volta? E poi finisce lì, passa l’arrabbiatura e tutto torna come prima. Poveracci, hanno i loro problemi, e stanno sempre a lamentarsi dei soldi, del lavoro, della macchina, dei figli.
Solo invece è un tipo più introspettivo, chiuso e solitario. D’altra parte se si è scelto un nickname così, un motivo ci sarà. Scrive canzoni e non odia nessuno. Non si trova bene con nessuno, da nessuna parte, e vuole soltanto che non gli rompano le scatole. Suona la chitarra e ha spedito ai suoi due amici una canzone che ha inciso sul suo impianto in casa. È una canzone molto triste, che Mary ha ascoltato cento volte e trova bellissima. Sentire Solo cantare le procura una sensazione profonda e straziante, la sua voce è una cosa così incredibilmente umana che le fa venire i sudori freddi. Ha paura di questi brividi e ha deciso che non deve provarli più, perché desidera troppo entrare in quell’emozione e la voce, alla fine, potrebbe inghiottirla.
Loro tre si trovano benissimo insieme e preferiscono parlarsi da soli, tardi nella notte, quando tutti sono a letto. Leggono i loro blog e poi la sera ne parlano, e parlano tanto, di tutto. Hanno una fede ossessiva nella loro libertà e una fiducia cieca nella loro capacità di comprendersi. Riescono a raccontarsi le tempeste che bruciano l’anima, i lamenti del cuore, le emozioni che li confondono. A volte pensano che potrebbero persino innamorarsi, ma evitano di indugiare su questo argomento.
Mary, Lenny e Solo sono degli hikikomori, degli isolatri, dei rinchiusi volontari, dei ragazzi tartaruga. Odiano il mondo e la politica, odiano i terroristi e la guerra, e tutte le religioni. Odiano chi lascia morire la gente di fame, chi sfrutta i poveri, i mercanti di armi, le multinazionali farmaceutiche che non danno ai malati indigenti la possibilità di comprarsi le medicine. Salvano poche cose di questo mondo: gli animali, le piante, il cielo, i pc, la musica, il ragazzo che ha inventato Linux, Medici senza Frontiere… Una volta hanno parlato di partire, andare nei paesi del sud del mondo, in Brasile, in Sudan, in India, quei paesi dove la gente vive in miseria nelle strade. Ma se anche partissero? Loro tre, soli in mezzo a tutto quel dolore, che potrebbero fare? Non capiscono se è una buona idea oppure no. Da una parte, ne sono tentati, dall’altra pensano che i volontari delle organizzazioni umanitarie in fondo sono dei poveri illusi che lottano contro i mulini a vento e non ce la faranno mai a cambiare qualcosa in questo mondo disgustoso.
Solo ha detto che è pronto a partire, che lascerebbe la sua stanza per viaggiare lontano, e sua nonna non avrebbe niente in contrario. Lui ha scelto di abitare con la nonna, perché i suoi sono separati e non vuole stare né con la madre né col padre. Dal momento che è maggiorenne, il tribunale gli ha detto che può vivere con chi vuole, anche da solo. Invece Lenny abita con i genitori, quelli che odia, si fa per dire. Non capisce perché l’hanno messo al mondo, se volevano torturarlo con le loro prediche lagnose.
Mary non si lamenta dei suoi, la lasciano fare quello che vuole, e d’altra parte lei non è una che dà problemi. Se ne sta settimane intere senza uscire dalla sua stanza, non fuma e non prende droga, che è l’argomento, questo della droga, che fa andare fuori di testa i suoi genitori. Sembra che a loro non importi che di tre cose: che non si droghi, che mangi in modo sufficientemente regolare e non vomiti come fanno tante, e che non faccia sesso in giro.
Non sanno che Mary, Lenny e Solo hanno stabilito un patto di ferro: no alla droga, di qualsiasi tipo, compresi sigarette e alcool, no al sesso, no alla religione, no alla politica. Chi mai al mondo può essere convinto che ubriacandosi oppure andando a votare ci si annoia di meno? Tutti cercano disperatamente di fuggire dalla realtà perché la vita è una noia mortale e la droga, il sesso, la religione servono soltanto a dimenticarselo. Loro non lo vogliano dimenticare mai. Che nella vita ci si annoia da impazzire e non si può fare niente per cambiare le cose.
La mamma di Mary vorrebbe parlarle, e anche la zia. A scuola certi professori avevano cercato di avvicinarla e le sue amiche hanno tentato in molti modi di aprire un varco per raggiungere quel luogo inaccessibile dentro di lei. Ma nessuno riuscirà a farle cambiare idea. Lei vuole parlare solamente con i suoi amici che stanno aldilà del pc. Sono gli unici che ascolta, che hanno qualcosa da dirle e che credono nelle cose in cui lei crede. Non vuole che nessuno perda tempo a convincerla che esiste qualcosa per cui vale la pena vivere. Invece sua madre le riempie la testa di quanto è bella la vita, suo padre le fa delle oscure minacce, gli insegnanti hanno saputo soltanto punirla. Tutti quanti ogni volta attaccano subito con l’aria di chi la vuole persuadere che quello che pensano loro vale molto più di quello che pensa lei, è più giusto, più corretto, più utile. Un atteggiamento che non sopporta.
Lenny e Solo invece non vogliono convincerla di niente. Sanno che il mondo è in rovina, che non serve lottare, che darsi da fare porta comunque ad un unico luogo: essere sconfitti, morire, finire. In questo grande mistero loro tre si sentono perfettamente lucidi. Hanno già deciso come attuare il loro piano: per la prima e l’ultima volta si incontreranno, si guarderanno in faccia e lo faranno assieme. Trovano meschini e assurdi i kamikaze che si fanno esplodere in mezzo alla gente e uccidono un mucchio di persone. Perché si deve lasciar vivere chi vuole vivere. Loro se ne andranno da soli, in silenzio, senza esplosioni, tenendosi per mano. È difficile vincere del tutto la paura; ne rimane sempre un po’ sul fondo del cuore.
Depositeranno ancora un pensiero dentro Desert of the Soul, e un piccolo racconto nei loro blog. Mary ha scritto una poesia che lascerà scintillare sullo schermo del pc, quando uscirà dalla sua stanza e per l’ultima volta chiuderà la porta dietro sé.
Il profondo blu mi inghiotte
e affondo senza gridare.
Io sono libera e coraggiosa,
e non ho paura di decidere.

