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Archive for marzo 2011

Associazione Sofonisba Anguissola – Galleria delle donne

via Fabro n.5  10122 Torino

venerdì 1 aprile ore 21 

 

 

 

Installazione di Lidia Pezzuto con presentazione di Marisa Porello

Paesaggi artigianali, giochi di recupero, ruggine che si deposita sulle definizioni: l’incerta meccanica dell’anima. Il divertimento senza fine delle scoperte, il gioco e la rivelazione: frugare alla ricerca di una vita nuova nei materiali nati per altra vita ed andati perduti. L’ironia insita negli oggetti che diventano qualcosa d’altro: le contraddizioni dei bottoni. Lidia Pezzuto usa un oggetto per descriverne un altro: crea la metafora dell’oggetto, per scoprire, alla fine, di essere andata oltre, di essere entrata nell’incerta meccanica dell’anima.  

 

Unione abbastanza civile - Lidia Pezzuto

 

 

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R. mi conosce bene, sa chi sono, ma a volte non riesce a pescare il mio nome nel marasma di facce, nomi, ricordi che ha nella memoria. Quindi può succedere che mi chieda con aria interrogativa:

– Ma tu sei Marisa?

– Sì, io sono Marisa.

– Certo che sei Marisa, lo so benissimo.

– Meno male. Per un momento ho pensato che non ricordavi chi sono.

– Figurati se non mi ricordo chi sei. 

– Bene. Sono più tranquilla.

– Puoi stare tranquilla. Di te non mi dimentico. Ma ho dimenticato quasi tutto il resto.

– Che cosa?

– Tutto, tutto.

– Tutto cosa?

– Cosa?

– Ti ho chiesto di cosa ti sei scordata.

– Mi sono dimenticata. Non lo so più.

– Ma tu sai chi sono io, no?

– Certo che lo so.

– Come mi chiamo?

– Ma te l’ho già detto.

– Come?

– Che cosa?

– Il mio nome.

– Tu sei Stefania.

– Ah! E chi è questa Stefania?

– Non lo so.

– Ma hai detto adesso che sono Stefania.

– Non mi ricordo.

– Di cosa ti ricordi?

– Di niente.

– Ci pensi mai a tuo marito?

– Ho il marito?

– Pasquale.

– Ah sì! Pasquale. Ma è tanto che non lo vedo.

– È morto da vent’anni.

– Sono già passati vent’anni? Non ci credo.

– Eh sì! Il tempo passa.

– L’unica cosa che avrebbero dovuto fare è lasciarmi morire all’inizio.

– All’inizio di cosa?

– All’inizio di tutto. Morire all’inizio.

– E la tua vita? Chi la viveva?

– Perché, cosa ho vissuto? La vita?

– La tua vita.

– Ma non mi ricordo se sono viva o morta, adesso. Sono ancora viva?

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Pietro è un uomo sui 40 anni, basso, tarchiato, un po’ sovrappeso, con gli occhi buoni, sempre sorridente. Ha entrambi i genitori in Istituto e li viene a trovare tutti i giorni. Arriva verso le cinque del pomeriggio, saluta, manovra le due carrozzelle in modo esperto verso l’ascensore e li porta di sotto, al piano terreno, dove c’è il bar. Fa un paio di partite a carte col padre, a scopa, e la madre li guarda giocare. Verso le 18 e trenta li riporta al secondo piano per la cena.

Il padre di Pietro è un uomo antipatico. Probabilmente la sua menomazione fisica (sembra vittima di un ictus: non può deambulare, non riesce a parlare, ha movimenti scomposti) lo ha incarognito, come spesso succede. Perché i casi sono due: o ci si rassegna oppure ci si incazza. Il padre di Pietro, che già non doveva avere un bel carattere, si è incazzato. Fa il prepotente con la moglie, col figlio e anche col personale. In Istituto non è molto amato. Però c’è quel figlio devoto che lo va a trovare tutti i giorni, e quella moglie con lo sguardo dolce che non apre mai bocca. Così Giuseppe non è più quel signore aggressivo che con la malattia si è incattivito, ma è semplicemente il padre di Pietro.

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Oggi pomeriggio in Istituto regnava l’agitazione. Tutti erano in subbuglio: Maria gridava, Giulia gridava, Bianca gridava. Devo guardare sul calendario; forse è cambiata la luna e la sua azione sta influenzando fortemente le ospiti e gli ospiti. Per R. continua il periodo di stordimento totale.

 -Come stai?

-Abbastanza bene.

-Sono contenta.

-Si tira avanti; si aspetta.

-Cosa aspetti?

-Non lo so. Aspetto. Arrivano, partono. Non si capisce mica.

-Ci sono i parenti che vengono a trovare gli ospiti.

-I parenti. I miei parenti? Io non so nemmeno se ne ho ancora, di parenti.

-Ci sono io, no?

-Tu. Ti do un bacio, vieni.

-Grazie. Anch’io ti do un bacio. Ecco.

-Cosa facciamo adesso?

-Mangi e poi ti mettono a letto.

-Ho il letto?

-Sì, in camera ci sono due letti, uno per te e uno per Giulia.

-Giulia?

-Ma R., sono due anni che dormi con Giulia. Eccola qui! È con la figlia.

-Ma adesso andiamo a dormire?

-No, dopo aver cenato.

-Ma dormiamo tutti insieme? Anche loro dormono con noi?

-No, io e la figlia di Giulia andiamo a casa e voi due ve ne state tranquille nella vostra stanza.

-Ah! Meno male!

-Non possiamo dormire qui. Alle sette ci buttano fuori.

-E chi è il padrone qui?

-Il padrone?

-Sì; chi comanda, qui?

-Il direttore amministrativo, il direttore sanitario, le segretarie, le infermiere, i medici e le operatrici.

-Comandano tutti?

-C’è una gerarchia.

-Non si capisce niente.

-Non preoccuparti, non devi capire. Loro sanno cosa fare.

-Ah! Loro. Ma non avevamo comprato tutto noi, qui?

-No. Come si fa a comprare tutto? È molto grande, questo posto.

-Eppure io mi ricordo che noi avevamo comprato tutto, qui. Era tutto nostro.

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Marzo

 

Non ho avuto abbastanza inverno

e sono ancora a dicembre

ma le reti si tendono colme di pesci

e i pescheti in fiore auliscono.

Perché il tempo non mi aspetta?

Vorrei la dura zolla

colpire con una zappa sfilata.

Darmi dieci coltellate e non imputridire,

nel ghiaccio sfinire di morte bianca

e poi dormire, dormire fino

a che marzo anche per me arrivi.

da     La casa della poeta

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venerdì 18 marzo ore 21,00

Teatro Perempruner

Piazza Matteotti 39 Grugliasco

 serata di poesia a cura di Patrizia Nicola; ingresso 2 euro.

Quattro poete presentano le raccolte di liriche pubblicate con Neos Edizioni e mettono in gioco anche altri talenti in un serata dove il linguaggio poetico si integra con quello dei racconti brevi, con la prosa del romanzo, con il linguaggio teatrale e con quello della scultura floreale, in dialogo con le armonie dell’arpa.

Saranno presenti: Elena  Gastaldi, poeta, autrice  di racconti  brevi, con la raccolta “Il respiro ti dirà  il  nome”; Patrizia Nicola, poeta, drammaturga, con la raccolta “In silenzio” ; Marisa Porello, poeta, romanziera, con la raccolta “La casa della poeta”; Maria Cecilia Serafino, poeta e scultrice floraele, con la raccolta “Sei petali di ali”. Per Neos Edizioni interverrà Barbara Boaglio.

Con la preziosa partecipazione di Matilde Daniele, arpista, e di Gloria Liberati della Compagnia Viartisti e Veronique Esteve, attrici.

In teatro saranno esposte sculture floreali di M.C. Serafino, che realizzerà alcune creazioni durante la serata.

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Oggi proprio non ci siamo. R. è fuori, completamente fuori. Parla e biascica le parole e non si capisce un tubo di quello che dice. Mi sembra la signora Lucia. Cerca di soffiarsi il naso ma col fazzoletto arriva a un centimetro dal naso e non riesce a toccarlo. Le mani tremano moltissimo. Se le chiedo come sta, mi risponde che non c’è male, sta abbastanza bene, ma a pranzo le hanno dato solo patate.

-Patate?

-Sì, patate.

-E poi? Una fetta di carne?

-Be’, quella c’è sempre.

-E frutta?

-Sì anche frutta.

-Allora si sta bene, qui.

-Sì, non c’è male. C’è sempre qualche giovane che saluta.

-E hai fatto amicizia con qualche signora?

-Qualche signora della mia età, ma loro escono.

-E tu?

-Io sono sempre sulla poltrona.

-Ah.

-Comunque bisogna accontentarsi. Eh sì. Quella signora per esempio è diventata bianca, io no.

-Ah sì?

-Ma è tanto tempo che non la vedo.

-Capito.

-Poi c’è Giulia, ma lei è molto più giovane, gioca alle carte.

-Giulia ha la tua età.

-Ah sì? Non lo sapevo.

-Sì.

-Ma c’è l’aria di primavera. Laggiù ci sono dei fiori.

-No, sono gli addobbi per il carnevale.

-Eh carnevale è finito. Una volta c’era carnevale. Che cosa stavo dicendo? Non mi ricordo più…

-Dicevi del carnevale. Vuoi mangiare una frappa?

-No, la pappa no, forse delle patate.

-Solo patate?

-Mi danno solo patate, pranzo e cena. Ma loro sono più giovani.

-E tu?

-Boh! Non mi ricordo.

-Hai fatto il compleanno, sai?

-Così mi hanno detto. Io non lo so.

-Vuoi il caffè?

-No, caffè no.

-Ok.

-C’è del caffè?

-Sì. Lo vuoi?

-No, no. Chiedevo soltanto. Poco zucchero, non mi piacciono le cose dolci.

-Allora niente frappe?

-Frappe? Che cosa sono?

-Le bugie, le chiacchiere, le gale, i dolci di carnevale.

-È carnevale?

-Sì.

-Non me ne ero nemmeno accorta.

-C’è qualcosa di cui ti accorgi?

-Mi accorgo; certo che mi sono accorta. Tutto quello che succede.

-Che succede?

-Niente, che cosa vuoi che succeda?

-Be’ pensavo che forse qualcosa da raccontarmi ce l’avevi, no?

-Un bel racconto.

-Sì, racconta.

-Che cosa vuoi che racconti?

-Qualsiasi cosa.

-Cosa?

-Una cosa qualunque.

-Mi sono dimenticata.

-Di che cosa?

-Non so più.

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