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Archive for ottobre 2014

Ho detto tante bugie

ma era per salvarmi d’impaccio

facevo la faccia idiota

perché sentivo la timidezza

salire alla punta dei capelli.

Poi ho gridato che non importava:

tra poco un altro tramonto

e uno stormo fitto e inquieto,

tanti uccelli

che tutti insieme cambiano direzione

e la riprendono e la cambiano di nuovo

e ritornano

come foglie stanche, variegate e lievi

che cadono da un ramo sull’orlo del sonno.

E quindi cedevo alla pazienza e alla fatica.

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Le persone mi annoiano

mediamente

i bambini mi piacciono

che ridano o piangano

gli animali mi commuovono

pelosi o spelacchiati

gli oggetti li gradisco

se non sono polverosi

il mare m’incanta

il cielo mi riempie

gli alberi mi parlano tutti.

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Pare che l’essere delle cose abbia per suo proprio ed unico obbietto il morire. Non potendo morire quel che non era, perciò dal nulla, scaturirono le cose che sono. Certo l’ultima causa dell’essere non è la felicità; perocché niuna cosa è felice. Vero è che le creature animate si propongono questo fine in ciascuna opera loro; ma da niuna l’ottengono; e in tutta la loro vita, ingegnandosi, adoperandosi e penando sempre, non patiscono veramente per altro, e non si affaticano, se non per giungere a questo solo intento della natura, che è la morte.

E’ un estratto dalle Operette Morali di Giacomo Leopardi, precisamente dal Cantico del Gallo Silvestre.

Sono stata al cinema a vedere “Il giovane favoloso” . Che bello quando Giacomo rivendica davanti ai grandi intellettuali del tempo il suo diritto a essere pessimista, infelice e depresso!

E poi avevo dimenticato che Giacomo era anche un uomo spiritoso, e il film me lo ha ricordato. Grazie Martone.

Elio Germano è il mio attore preferito, ma forse, pur bravissimo, non è completamente azzeccato nei panni del nostro Poeta Romantico Nazionale (anche se lui non voleva essere Romantico) (ma Poeta sì, e anche Nazionale).

Una delle cose più belle del film è senza dubbio la musica. Grazie Martone per avermi fatto conoscere Sascha Ring, ovvero Apparat. No, non lo conoscevo. Da giorni non faccio che ascoltarlo. Suggestivo. E mi sento anche io un poco Leopardiana.

… Caggiono i regni intanto,

Passan genti e linguaggi: ella nol vede:

E l’uom d’eternità s’arroga il vanto.

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Di Beppe Fenoglio mi sono regalata la prima edizione de “Un giorno di fuoco”, uscito da Garzanti nell’aprile 1963, poco dopo la sua morte, avvenuta il 18 febbraio. Vi è contenuto il racconto lungo – un romanzo – “Una questione privata”, che chiude la raccolta. Ogni volta che lo leggo, apprendo nuovi significati e sfumature e commozioni. Fenoglio, raccontando la vicenda di Milton, e di Fulvia, traduce per la mia anima il senso eterno dell’amore e della pazzia umana.
Qui, nelle mie mani, questo libro mi parla.
Fenoglio non ha potuto stringerlo. Lo stringo io adesso anche per lui.

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Ritorno

Dopo molti mesi sono di nuovo qui, alive and kickin’.
Ma dove sono stata?
All’estero, terra incognita

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