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Archive for marzo 2019

Autunno di novembre
la terra respira nebbia
dal cielo una piccola pioggia
che sembra rugiada.
Tutto è fradicio e molle d’acqua
e il fango è sottile, vischioso,
come ghiaccio appena ghiacciato.
Dai rami pendono grandi gocce luccicanti
che riverberano il cosmo intero
e la rovina delle foglie è una dolce benedizione.
Che tempaccio direbbe qualcuno
ma io mi tuffo come dentro un mare.
Smanio di gettarmi in questa guazza,
con un paio di gambali e una vecchia giacca,
senza cappello, e le gocciole
come collanine di perle ai capelli.
Le grandi ragnatele
nascoste fra erba e erba
ora finalmente appaiono, svelate,
anch’esse inanellate di cristalli fluorescenti.
Il ragno riposa in una piccola crepa asciutta
sotto il fogliame secco della cicoria.
Per il resto, è un tripudio
di tutti i verdi colori del mondo.
E, incredibilmente, tra la nebbia
e la pioggia persiste
il giallo e il rosso delle vigne,
solo un poco più opaco.

Vieni, vieni, mi chiama
la campagna.
Vieni, torna a casa.
Rifugiati qui e vedi
nel trascorrere delle ore
come cambia il livido colore
delle mie nebbie.
Quando torni? Quando vieni?
C’è tutta quest’acqua che ti aspetta
e tutte le piante grandi e piccole
e le erbe e i cespugli grondanti.
Vieni.
Affogati qui dentro.

Affogati.

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Il lento tremolo

intermittente mastico

del tarlo nei legni vetusti

il trik-trik lontano

sospeso e poi ripreso

per tutta la notte

l’anobio mio compagno

scavatore di ciechi intestini

prega con me.

Trik-trik trik-trik trik-trik.

La larva senza intelligenza

tutta dedita alla progenie

mastica senza sosta

l’arredo del mio mondo.

Mi tiene compagnia.

Mentre affogo in una solitudine insensata

accordo la mia preghiera

al suo devoto rodìo:

mi faccio più attenta

e conquisto il suo ritmo.

Cerco un’armonia consolatrice

che lenisca la mia originaria malinconia.

 

 

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