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Archive for the ‘Discussioni’ Category

La testa del corteo

Oggi pomeriggio a Torino grande manifestazione contro la decisione del Consiglio Regionale del Piemonte di abrogare la legge regionale sulla caccia e (di conseguenza) annullare il referendum che per 25 anni il comitato ha cercato di far indire. Il referendum si sarebbe dovuto tenere proprio oggi, domenica 3 giugno 2012. La Consulta si deve ancora pronunciare. Spero con tutte le mie forze che presto in tutta Italia inizi una raccolta firme per un referendum nazionale che contenga un unico quesito: VOLETE ABOLIRE OGNI FORMA DI CACCIA SU TUTTO IL TERRITORIO ITALIANO?

La giunta Cota ha preso a prestesto la questione della spesa che avrebbe comportato lo svolgimento del referendum. Ma cosa? Cosa? Proprio questi personaggi vengono a darci lezioni sugli sprechi? E’ incredibile! La verità è che in Italia il 90% della popolazione è contraria alla caccia, ma gli interessi delle lobby delle armi sono troppo forti. Inoltre, la caccia rappresenta per l’erario una voce di entrate irrinunciabili. http://www.referendumcaccia.it/

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Indignazione

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13 febbraio 2011

Se non ora, quando? Adesso!

Se non ora, quando? Adesso!

Che sarebbe stata una giornata molto importante si era capito già nei giorni scorsi. Su facebook, nei vari blog, su internet e sui giornali la discussione era bollente e l’organizzazione contava ogni giorno migliaia di nuove adesioni. Quando sono uscita di casa, oggi pomeriggio, mi sono ritrovata in mezzo alla folla che avevo sognato. Una folla di donne di ogni età, di uomini, di bambini e bambine. Una marea di persone che, senza simboli di partito, hanno dato vita a una delle manifestazioni più affollate che mi ricordi. Assieme a preoccupazione e indignazione c’era tanta gioia, tanta voglia di stare insieme e far sentire la propria voce. E finalmente ci siamo sentite tutte e tutti più forti, e felici, e fiducios* che qualcosa adesso cambierà davvero.

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Finisce così, per forza.

All’inizio hai provato per ore a cercare di comunicare con l’ospite che ti è stato affidato; lo hai spinto per ore sulla carrozzina su e giù per il salone; hai passato ore a guardare negli occhi questa vecchia o questo vecchio che probabilmente non ti vede; alla fine anche tu, che sei un’assistente privata premurosa, non ce l’hai fatta più. Figuriamoci una meno premurosa.

E così, anziché occuparti della persona che ti è stata affidata (e per la quale occupazione prendi un salario, probabilmente in nero) dopo qualche settimana hai cominciato a rispondere ai messaggini sul cellulare. Poi hai preso a sfogliare qualche rivista. Più avanti hai osato chiacchierare con un’altra assistente privata.

Adesso non t’importa più. Chiacchieri, parli al cellulare, leggi una rivista. La persona a cui devi badare? Non capisce. Non parla. Non vede.

Nel pomeriggio, le assistenti private accompagnano nel salone dell’Istituto i rispettivi ospiti. Si sistemano tutti in cerchio e conversano (spesso in un’altra lingua), fanno passare il tempo, mentre gli ospiti le guardano muti.

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Decalogo dei dirittti degli ospiti dell’Istituto

Diritto alla vita –  Ogni persona deve ricevere la tempestiva, necessaria ed appropriata assistenza per il soddisfacimento dei bisogni fondamentali per la vita. Diritto di cura e assitenza – Ogni persona deve essere curata in scienza e coscienza e nel rispetto delle sue volontà. Diritto di prevenzione – Ad ogni persona deve essere assicurato ogni strumento atto a prevenire rischi e/o danni alla sua salute e/o autonomia. Diritto di protezione – Ogni persona deve essere difesa da speculazione e raggiri. Diritto di parola e di ascolto – Ogni persona deve essere ascoltata e le sue richieste soddisfatte nel limite del possibile. Diritto di informazione – Ogni persona deve essere informata sulle procedure e le motivazioni che sostengono gli interventi a cui viene sottoposta. Diritto di partecipazione – Ogni persona deve essere coinvolta sulle decisioni che la riguardano. Diritto di espressione – Ogni persona deve essere considerata come individuo portatore di idee e valori e ha il diritto di esprimere le proprie opinioni. Diritto di critica – Ogni persona può dichiarare liberamente il suo pensiero e le sue valutazioni sulle attività e disposizioni che la riguardano. Diritto al rispetto e al pudore – Ogni persona deve essere chiamata con il proprio nome e cognome e deve essere rispettata la sua riservatezza e il suo senso del pudore. Diritto di riservatezza – Ogni persona ha diritto al rispetto del segreto su notizie personali da parte di chi eroga direttamente o indirettamente l’assistenza. Diritto di pensiero e di religione – Ogni persona deve poter esplicitare le sue convinzioni filosofiche, sociali e politiche, nonché praticare la propria confessione religiosa.

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C’è un carrello che vaga da un piano all’altro dell’Istituto. È il carrello dei vestiti perduti.

Cercavo una polo di R. che da un pezzo non vedevo nell’armadio insieme alle altre. Ma che fine avrà fatto, mi chiedevo. Ho domandato alle operatrici e mi hanno suggerito di rivolgermi in segreteria.

Il carrello era qui mezz’ora fa, mi hanno detto, ma lo hanno portato al terzo piano. Sa, c’è sempre bisogno. Dopo qualche giorno, se nessuno viene a reclamare, distribuiamo i vestiti fra i vari piani.

Certo, è giusto; e vado al terzo piano. Al terzo piano mi dicono che lo hanno spedito al secondo.

Insomma, cercando da un piano all’altro, l’ho trovato infine. È il carrello dei vestiti perduti e senza numero. Calze, magliette, bavagli, pigiami, indumenti da cui si è staccato il numero, o che un numero non l’hanno mai avuto.  

In Istituto molti ospiti usufruiscono del servizio di lavanderia. I parenti di altri ospiti invece preferiscono lavare a casa gli indumenti. Se viene utilizzata la lavanderia dell’Istituto, è fondamentale che ogni capo sia numerato.

Veramente, il Regolamento dell’Istituto dice che tutti i capi di vestiario di tutti gli ospiti devono essere numerati. Il numero viene assegnato al momento dell’ingresso.

Questo carrello che vaga anonimo da un piano all’altro è il carrello dei vestiti perduti. Ci sono quelli senza numero, ma ci sono anche quelli che un numero ce l’hanno. Sono gli indumenti degli ospiti deceduti. Nessuno li ha più reclamati. Il giorno dopo il decesso, è venuto un figlio, o un nipote, e ha svuotato l’armadio; ha riempito due borsoni e se n’è andato.  

Ma qualche capo era ancora in lavanderia e quando è stato riportato lavato e stirati in camera, l’ospite non c’era più. Andato per sempre. E nessuno tornerà in Istituto a riprendersi quattro bavagli o due magliette o una tuta di un ospite morto.

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Oggi pomeriggio R. stava bene e aveva voglia di scherzare. Ha chiamato le altre ospiti “le mie compagne di scuola”. Quando è lucida e presente a se stessa e all’ambiente circostante, i miei incontri con lei hanno una dimensione normale, umana, piacevole. Purtroppo non sempre è così.  Spesso R. è completamente svanita e allora esco di qui con la sensazione di essere stata in un altro mondo. Un mondo incomprensibile,  disumano, assurdo, inutile. Un mondo dove c’è solo sofferenza. Non è così, lo so. Niente e nessuno è inutile; non c’è mai solo sofferenza, in nessuna situazione; tutto si può capire benissimo, con un po’ di sforzo; e di umanità ce n’è sempre, in gran quantità, ovunque ci sia un essere umano. Però che frustrazione! Che senso di impotenza! E che nervoso!

 Ho approfittato del momento di grazia e siamo andate al pianoterra. L’ho portata a spasso sulla carrozzina da un albero di Natale all’altro per un bel po’. Abbiamo anche preso il caffé al bar. Era contenta. 

Alle cinque, quando sono arrivata, di sopra c’era una tale baraonda che non le sarà sembrato vero che la portavo via. Tutte le ospiti gridavano, e poi si è aggiunto anche Carlo. Maria strillava che voleva alzarsi e camminare (non cammina da anni), Bianca chiamava mamma e papà, Teresa implorava l’operatrice perché la portasse a tagliarsi i capelli. C’era una confusione terrificante. Ho detto all’infermiera: Giornata difficile, eh? E lei mi ha risposto: Tutte le giornate sono difficili, qui.

Poi, quando siamo ritornate di sopra dopo le nostre passeggiate nel salone, e io mi stavo preparando per andare via, R. se n’è uscita con quella battuta, Mi lasci qui con le mie compagne di scuola? che mi ha molto divertita.

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