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Archive for the ‘Film’ Category

DavidBowie_LOC

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Pare che l’essere delle cose abbia per suo proprio ed unico obbietto il morire. Non potendo morire quel che non era, perciò dal nulla, scaturirono le cose che sono. Certo l’ultima causa dell’essere non è la felicità; perocché niuna cosa è felice. Vero è che le creature animate si propongono questo fine in ciascuna opera loro; ma da niuna l’ottengono; e in tutta la loro vita, ingegnandosi, adoperandosi e penando sempre, non patiscono veramente per altro, e non si affaticano, se non per giungere a questo solo intento della natura, che è la morte.

E’ un estratto dalle Operette Morali di Giacomo Leopardi, precisamente dal Cantico del Gallo Silvestre.

Sono stata al cinema a vedere “Il giovane favoloso” . Che bello quando Giacomo rivendica davanti ai grandi intellettuali del tempo il suo diritto a essere pessimista, infelice e depresso!

E poi avevo dimenticato che Giacomo era anche un uomo spiritoso, e il film me lo ha ricordato. Grazie Martone.

Elio Germano è il mio attore preferito, ma forse, pur bravissimo, non è completamente azzeccato nei panni del nostro Poeta Romantico Nazionale (anche se lui non voleva essere Romantico) (ma Poeta sì, e anche Nazionale).

Una delle cose più belle del film è senza dubbio la musica. Grazie Martone per avermi fatto conoscere Sascha Ring, ovvero Apparat. No, non lo conoscevo. Da giorni non faccio che ascoltarlo. Suggestivo. E mi sento anche io un poco Leopardiana.

… Caggiono i regni intanto,

Passan genti e linguaggi: ella nol vede:

E l’uom d’eternità s’arroga il vanto.

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Il cinema a me piace molto, ma non sono un’esperta né una studiosa. Posso solo dire cosa mi piace e perché. E “L’uomo che verrà” di Giorgio Diritti mi è piaciuto moltissimo e per tanti motivi. La grande storia, tragica, sanguinaria, brutale, vista attraverso gli occhi di una bambina che da quando il fratellino le è morto fra le braccia ha smesso di parlare. L’eccidio di Monte Sole, criminale, pazzesco, disperato,  allucinato, che ci fa dolorosamente ricordare da dove arriviamo, di chi siamo figli, che cosa è successo in questo Paese soltanto 66 anni fa. La vita dei contadini, dura, semplice, piena di fatica e di speranza. I partigiani che devono combattere una guerra impari. E’ possibile che tutto questo sia successo qui, sulla nostra terra, nei nostri paesi e nelle nostre città così poco tempo fa? Come mai siamo così disinvolti nel dimenticarcene? Che cosa dobbiamo fare per mantenere viva la memoria di queste stragi, di questa guerra, delle sofferenze di tanta gente? Che cosa possiamo fare perché non succeda più? Eppure, meno di vent’anni fa la stessa cosa capitava a Srebenica e in questo momento capita in tante parti del mondo…  Perché non riesco a darmi pace, non riesco a capire?

Io questi contadini del film li ho amati tutti, donne, uomini, bambini, preti. Nella prima parte, quando la guerra non è ancora così vicina al cortile di casa, e c’è spazio per pensare alla vita faticosa e semplice del cascinale, mi sono tornati alla mente tantissimi ricordi della mia infanzia in campagna. E nella seconda parte del film, quando gli abitanti delle borgate e dei villaggi vengono rastrellati per essere poi ferocemente uccisi, li ho accompagnati per mano, uno ad uno, io con loro. Perché questa è la nostra storia.

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La bocca del lupo

Ieri sono andata a vedere “La bocca del lupo”, il documentario di Pietro Marcello che ha vinto l’ultimo Torino Film Festival. C’è gente che vive nelle caverne, in riva al mare, sotto gli scogli di Quarto dei Mille, buttati come avanzi di risacca; persone che vivono in caverne di sentimenti, affumicate, stordite, perdute; gente che parte sui bastimenti all’inizio del secolo verso altri continenti; operai che lavorano nel porto di Genova come in un luogo preistorico. E poi ci sono loro due, Enzo e Mary, teneri e sentimentali come sanno essere teneri e sentimentali coloro che la vita ha macerato a lungo. Enzo ha trascorso 27 anni in carcere, Mary qualcuno in meno, ma è stata a lungo incarcerata dall’eroina. Sognano una casa in campagna, anche piccola, anche povera, dove trascorrere una vecchiaia tranquilla con i loro cani. Sono riusciti ad avere il loro rifugio? Ci riusciranno? Lo spero con tutto il cuore.

Enzo e Mary si sono conosciuti in carcere vent’anni fa e non si sono più lasciati. Si sono aspettati, si sono aiutati, si sono asciugati le lacrime, si sono guariti. Vivono in una Genova invasa dal dolore, dai relitti, dalle macerie. Eppure una luce straordinaria si irradia dai loro volti, dai loro occhi, dai loro sorrisi. E’ la luce dell’amore. Non sarà un amore perfetto, non sarà un amore sempre gentile, non sarà un amore che si può sposare, ma è un amore vero. E’ un amore nato in carcere, durante quelli che, dice Mary, “Sono stati i quattro mesi più belli della mia vita”. Una volta Enzo ha steso a pugni 30 compagni, durante l’ora di aria, per proteggere la dignità di Mary. I transessuali avevano la loro cella, ma l’ora d’aria in cortile la passavano insieme a tutti gli altri.

Adesso vivono in un basso buio e umido, ma è sempre meglio di una caverna sotto gli scogli, battuta dalle onde.

All’uscita dalla sala, il mio unico desiderio era quello di regalare una piccola casa in campagna a Mary ed Enzo.

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