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Archive for the ‘Malattie’ Category

La signora Luciana è qui da cinque anni. Quanti ospiti ha visto passare, andarsene, morire, cambiare istituto. E lei è sempre qui, ospite fra le ospiti.

Luciana ha letto il mio romanzo, “La sbadante” e le è piaciuto. Ogni volta che la vedo, mi ripete che adesso devo scrivere un libro sull’Istituto. Lei ha un mucchio di cose da raccontarmi e potrei metterle nel mio libro. Tutti i soprusi che ha dovuto subire (da parte delle Operatrici e degli altri ospiti), i litigi per motivi stupidi, il sonno interrotto dal cambio pannolone, le notti passate a pensare, le giornate infinite nell’attesa del nulla.

La signora Luciana si sente molto sola. Chi viene a trovarla? Ha una sorella che vede un paio di volte al mese, un nipote che vede un paio di volte l’anno. Mi ha confessato che le piacerebbe uscire un pomeriggio e andare in via Garibaldi a guardare le vetrine. Il fatto è che Luciana è ancora abbastanza autonoma (si veste da sola) e le sono rimasti dei desideri. Ma chi la porta fuori? Chi spinge la carrozzella? Per farla uscire dall’Istituto occorre che qualcuno firmi e si prenda la responsabilità di accompagnarla.

Va bene, le ho detto. Lo faccio io. Quando andiamo?

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Tutti noi nella vita non aspettiamo altro che la morte, ma gli ospiti dell’Istituto l’aspettano più di qualsiasi altra persona. Aspettano dalla mattina alla sera, dalla notte all’alba, dal lunedì alla domenica, settimana dopo settimana. 

Se il lavoro più grande che facciamo nella vita è aspettare, qui gli ospiti lavorano tantissimo.

Stasera è arrivata una nuova ospite. Ogni volta, è lo stesso, per ognuno. Smarrimento. Spaesamento. Angoscia. La stanza è stata assegnata, il figlio ha già sistemato gli indumenti e la biancheria nell’armadio in camera. Si è fatto accompagnare dalla signora che assisteva la madre a casa. Ora sono in sala da pranzo. Le operatrici cercano un posto dove sistemarla per la cena.

“Maria, la vuole la signora Teresa qui vicino a lei, al suo tavolo?”

“E che ne so. Che domande mi fate; io ho tanti problemi. Aspetto mia figlia. Devo chiamarla, sennò chissà dove va a cercarmi. E’ capace di andare a casa mia, ma là non c’è più nessuno.”

La signora Bianca piange e grida. Le vado vicino. Si copre la faccia con le mani. La chiamo per nome, la accarezzo. Si tranquillizza e mi ringrazia. Appena mi allontano, ricomincia. A volte va avanti così per ore. Quello che mi sconvolge è che piange davvero, con le lacrime. Ha il viso inondato di lacrime.

Mentre stavo accanto a Bianca, R. mi cercava con lo sguardo. A volte, certe ore strane in cui la sua mente svapora, crede che io sia un’operatrice che passa da un ospite all’altro.

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Questa settimana per cinque giorni non sono andata a trovare R. in Istituto. Stavo poco bene e ho pensato che potevo saltare qualche giorno. Di solito vado 2-3 volte la settimana, anche di più, se c’è bisogno.

In questi 5 giorni ho avuto il tempo di dimenticare l’Istituto: nella mia vita non esisteva più.

Ogni volta ritornarci è un colpo, anche se sono ormai 2 anni che lo frequento. Intendiamoci, è un ottimo Istituto; non posso lamentarmi. Il personale è preparato e gentile; le infermiere accorrono; i medici stanno ad ascoltare.

Però tutte le volte che arrivo qui ho una stretta al cuore. 

R. è entrata in Istituto a dicembre 2008 e ha impiegato sei mesi ad adattarsi ai ritmi che qui scandiscono la vita di ricoverati e personale. Prima stava a casa con una donna che l’assisteva, poi la donna è tornata al suo paese e R. mi ha detto che a questo punto le andava bene la Residenza.

Quando esco di qui, respiro a pieni polmoni, come se ogni volta nascessi di nuovo. Mi sento più viva che mai. Capisco che non è un argomento allegro. Ci sono argomenti più attraenti per un blog.

Su questo piano ci sono 30 ospiti. Li chiamano così. Non pazienti o ammalati o che ne so. No. Ospiti, come se fosse un Bed and breakfast.

La maggior parte degli ospiti è composta da donne. Ci sono ammalate di Alzheimer, di Parkinson, di sclerosi multipla, di sla; reduci da ictus, da ischemie o altri accidenti. C’è una donna che ha avuto terribili ustioni. E poi ci sono tante che sono ammalate soltante di vecchiaia, come R., che ha 98 anni.

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