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Archive for the ‘Poesie’ Category

Che cosa è l’erba?
Che cosa sono le foglie?
E quel solitario filo di ragno
argenteo nel raggio
che penetra la folta chioma del còrilo?

Che cosa è il gabbiano
che imbianca l’azzurro
scivolando senza sforzo apparente?

E il trillo del merlo,
il canto del rigolo e del fringuello?

Sono io che riempio tutto di gioia
o sono gli stessi rami e foglie del faggio
che godono nell’essere poggio e casa
per passeri, scriccioli e gazze?

Nessuno ha mia ammirato
questa bellezza primaverile
e anche per me è la prima volta.

Allora, che cosa è l’erba?
È la mia creazione?
O già prima esisteva e io non la vedevo?

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Mi arrendo:

non voglio più capire

solo danzare

danzare danzare danzare

fino a perdermi

nel canto dell’inconoscibile.

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C’è uno spazio piccolissimo
– fragili confini –
dove ancora può crescere
la felicità.
Ne è rimasta una briciola,
un seme infreddolito.
Posso sperare?
Sì.

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Edgar su una panchina
a Baltimora in delirio
ubriaco disfatto dall’orrore.
Edgar fratello mio
cuore marcio di dolore
per tutte le cose che
ti stanno distruggendo
la tubercolosi le malattie
la povertà la miseria
l’alcol la droga.
Edgar fratello mio
siamo dei sopravvissuti
e i nostri mali non hanno inizio né fine:
ogni giorno attraverso con te
abissi di orrore
e il cappio e il coltello
e la lama e il vuoto
sono le nostre consolazioni.
Edgar è venuta la polmonite
si sono portati via i polmoni
il cuore e le interiora pulsanti di sangue
ma tutti gli incubi dell’inferno
sono poca cosa
rispetto all’oppressione che sentiamo
nell’anima nostra.
E noi volevamo soltanto amare
soltanto amare, amare, amare.

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Ci brucia la voglia di sapere

ma l’esperimento

ha già esaurito tutta l’Energia a disposizione

(non era poi molta)

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Sul margine della notte un cane
abbaia lontano; un gatto dorme
abbandonato sopra il mio letto
e a piccoli scatti sogna tremante;
un pipistrello vola robotico
davanti a finestre appannate.

È una notte di nebbia maligna
e le stelle sono tutte nascoste
e quel cane di paura guaisce
per ombre e fantasmi che dal magma
fumoso si staccano ed escono
forgiando vivi corpi mugghianti.

Con la scusa che erano vere
tu mi hai detto cose cattive
e io ho pianto mentre affermavi
che la verità non ha mai ammazzato
nessuno, piuttosto ha soccorso
non poche persone in piena viltà.

Adesso mi sdraio nel letto
per piangere ancora da sola
e svuotarmi di tutto il dolore.

Il gatto si sveglia, si stira e va a bere il suo latte;
il pipistrello è chiuso nel nido peloso;
il cane stringe il muso in mezzo alle zampe.

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Ho visto per terra
la piuma azzurra di un angelo.
Ho tirato dritto:
sarò mica così infantile
da fermarmi e raccoglierla?

Seduto sull’ultimo ramo
del grande ippocastano
l’angelo vedeva la gente passare.
Nessuno si fermava
a guardare la piuma.

Devo lanciare una pioggia di piume
per indurre qualche frettoloso cittadino
a fermarsi e alzare gli occhi?

Tutto questo ho pensato
mentre tiravo dritto.

Mi sono fermata
ho indietreggiato senza voltarmi
un passo due passi tre quattro
mi sono chinata e l’ho raccolta.

Ho trovato per terra
la piuma azzurra di un angelo.

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Ci sono poesie brevi
come pioggia d’estate
tocca terra e svapora
ci sono poesie
come conchiglie
parentesi di paura
e poesie come relitti.
Niente è più come prima:
fuochi all’alba
una voce dall’altro mondo.

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BELLO

Belle queste piante fradice di pioggia

Belli questi tronchi verdi di muschio

Belle queste foglie sparse per terra

a mucchi

più densi meno densi

foglie piccoline come unghie

foglie grandi come mani aperte

Belle queste panchine trapuntate di foglie

Bello

Belli i fiori nelle aiuole

i crisantemi

Bella la grande magnolia

Bella la gingko biloba puzzona

Bello

Bella l’erba bagnata fangosa

Belli i cagnolini che si insudiciano

in quest’erba

e poi lentamente come in una danza

si posano

per fare la cacca

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Ho detto tante bugie

ma era per salvarmi d’impaccio

facevo la faccia idiota

perché sentivo la timidezza

salire alla punta dei capelli.

Poi ho gridato che non importava:

tra poco un altro tramonto

e uno stormo fitto e inquieto,

tanti uccelli

che tutti insieme cambiano direzione

e la riprendono e la cambiano di nuovo

e ritornano

come foglie stanche, variegate e lievi

che cadono da un ramo sull’orlo del sonno.

E quindi cedevo alla pazienza e alla fatica.

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