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Archive for the ‘Romanzi’ Category

La copertina del libro

Radclyffe Hall pubblicò questo romanzo nel 1932, il primo dopo il grande scandalo de Il pozzo della solitudine del 1928. All’inizio, le vendite furono ottime – il pubblico si aspettava forse un nuovo controverso romanzo – ma poi, in breve, calarono a picco. Con Il padrone di casa Radclyffe Hall ritorna ai temi che più le stanno a cuore: la ricerca spirituale, la vita degli umili, il senso di unione che pervade ogni elemento del creato. Radclyffe Hall era una fervente cattolica, come lo possono essere forse solo i convertiti. Fu Mabel Veronica Batten, la sua “Ladye”, a influenzarla in questa direzione, e il suo “John” per tutta la vita non se ne allontanò mai.

Ho trovato questa edizione del 1937 (editore Corticelli di Milano; traduzione di Olga Gandolfo riveduta e approvata dall’autrice) durante uno dei miei soliti giri fra bancarelle e mercatini dell’usato. Credo che il romanzo da allora non sia più stato pubblicato in Italia.

Chi è dunque il padrone di casa del titolo di questo corposo romanzo ambientato in Provenza fra l’inizio del secolo scorso e la Prima guerra mondiale? Mi viene da rispondere: Dio.

Il protagonista è Christophe, che seguiamo dalla nascita fino alla morte. Fin dall’infanzia Christophe porta su di sé i segni straordinari della sua capacità di condivisione del dolore del mondo. Non è un ragazzino particolarmente sveglio, o attento, o bravo a scuola. Egli è essenzialmente buono, sa soffrire con tutto il cosmo, sa partecipare della sofferenza di tutte le creature, animali e umane, e sa fare proprie le pene del mondo. Non riesce spiegarsi perché sia così, e a volte ne è spaventato, e nulla riesce a sollevare la sua angoscia, neppure la religione, incarnata qui dal cugino Jan, che studia per diventare prete, e dal sacerdote del villaggio. Spesso si fa domande a cui non sa rispondere, a cui nessuno nel villaggio sa rispondere, e non capisce da dove possano sgorgare. Christophe sa di essere solo, sa che nessuno può capire ciò che prova e quindi tiene per sé il suo tormento, non riuscendo neppure a confidarsi con il cugino Jan, troppo impregnato di ortodossia cattolica.

Christophe è una figura cristica, una rappresentazione di Gesù, dall’esercizio del mestiere di falegname fino al drammatico sacrificio finale, in una notte terribile in Palestina quando si consegna ai suoi carnefici nel supremo olocausto di sé. Perché c’è la guerra, la Grande Guerra, e Christophe è soldato in questa guerra. Lui che vorrebbe soltanto che tutti gli uomini si amassero e si comprendessero, non capisce perché ci si debba massacrare, per che cosa, a quale scopo.

Una Provenza assolata, statica, mitica, antica, dove la modernità stenta a farsi largo. Falegnami, contadini, ciabattini, pescatori, ostesse, popolano un mondo povero e diseredato. Il mondo che stava così a cuore alla ricca Radclyffe Hall.

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Di Beppe Fenoglio mi sono regalata la prima edizione de “Un giorno di fuoco”, uscito da Garzanti nell’aprile 1963, poco dopo la sua morte, avvenuta il 18 febbraio. Vi è contenuto il racconto lungo – un romanzo – “Una questione privata”, che chiude la raccolta. Ogni volta che lo leggo, apprendo nuovi significati e sfumature e commozioni. Fenoglio, raccontando la vicenda di Milton, e di Fulvia, traduce per la mia anima il senso eterno dell’amore e della pazzia umana.
Qui, nelle mie mani, questo libro mi parla.
Fenoglio non ha potuto stringerlo. Lo stringo io adesso anche per lui.

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La copertina dell'edizione del 1968

La copertina dell’edizione del 1968

Per onorare Beppe Fenoglio a cinquanta anni dalla morte, voglio rileggere tutte le sue opere. Comincio con Il partigiano Johnny, forse l’opera sua più famosa, che ha ci lasciato incompiuta e che è stata al centro di numerose e importanti discussioni filologiche. Potevo seguire un altro criterio, cioè leggere prima tutto ciò che Fenoglio aveva pubblicato in vita e poi dedicarmi ai libri editi dopo la sua morte. Ma ho l’impressione che non mi serva un criterio per leggere Fenoglio, lo leggo e basta. In casa ho una vecchia copia de Il partigiano Johnny, e comincio da qui. Ma dovrò cercare un’edizione più recente, perché questa in mio possesso credo sia ancora basata sull’edizione del 1968 di Lorenzo Mondo, il primo curatore dell’opera. Partendo da due differenti stesure, e mescolandole, Mondo cercò di dare alle stampe un romanzo che avesse una sua coerenza e che si presentasse al pubblico dei lettori come opera compiuta. Dopo anni di discussioni filologiche, si arrivò nel 1992 con l’edizione di Dante Isella (riveduta nel 2001) al libro che possiamo leggere oggi nella collana ET Einaudi, che ha in copertina un fotogramma che ritrae Stefano Dionisi, il protagonista Johnny nel film del 2000 di Guido Chiesa.
Resta aperta una grande questione: quando fu scritto Il partigiano Johnny? Tra il 1946 e il 1949 (come sostiene Maria Corti) oppure dieci anni più tardi?

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Il prossimo tuo, presentato nella cinquina del Premio Alga 2013 il 18 dicembre 2012 al Circolo del Lettori di Torino, sta guadagnando molti giudizi positivi da parte dei lettori.
Potete leggerli su http://www.premioalga.it/libri/il-prossimo-tuo.
Sempre sul sito di Alga trovate l’elenco dei negozi che hanno in vendita i libri.
Le Alghine infatti non sono distribuite nel normale circuito delle librerie. Anche per questo motivo, ma non solo, il loro prezzo è di soli 3 euro.
Naturalmente si trovano in vendita sul sito Alga, sia in formato cartaceo che digitale.

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Domani 18 dicembre al Circolo dei Lettori presentazione dei nuovi romanzi ALGA e proclamazione del vincitore dell’edizione 2012. Tra i nuovi titoli del 2013 c’è il mio mio romanzo “IL PROSSIMO TUO”. Vi aspetto!20121214_Img_home33ee52

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http://cultura.notizie.it/loveboy-lovejoy-di-porello-marisa/

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la copertina di Loveboy Lovejoy

La magnifica fotografia che ho scelto come copertina per il mio romanzo è di un caro amico, un artista grandioso, pittore (soprattutto) e fotografo: Bruno Daniele. Lui è disteso a braccia aperte, sull’asfalto di una strada che porta chissà dove, in Patagonia.

 

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